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Carrellini Disabili > gli imperdibili

OGGI HO SALVATO UN ESSERE UMANO
I nostri sguardi si sono incontrati quando lei ha percorso il mio corridoio ed ha guardato nella gabbia.
Ho percepito subito il suo bisogno e sapevo di doverla aiutare.
Ho scodinzolato, non molto forte, perché non si spaventasse, quando si è fermata alla mia gabbia, ho impedito che il suo sguardo andasse dietro di me, per non farle vedere il piccolo incidente che mi era capitato. Non volevo che venisse a sapere che oggi non mi avevano portato fuori. A volte le persone qui hanno così tanto da fare, e non volevo che avesse di loro una brutta impressione.
Quando ha letto la scheda con la mia descrizione, ho sperato che il mio passato non la rattristasse.
Io posso soltanto guardare avanti e vorrei essere importante e significare qualcosa per qualcuno.
Si è piegata verso di me e mi ha mandato dei baci leggeri e io ho premuto le spalle e la testa contro la rete, per poterla toccare, mi ha accarezzato la nuca con la punta delle dita, così morbide e leggere, ha avuto subito bisogno di compagnia. Una lacrima è scesa sulla sua guancia ed io ho alzato la zampa, per assicurarle che tutto sarebbe andato bene e, dopo poco la porta della mia gabbia si è aperta ed il suo sorriso mi ha così illuminato, che sono subito saltato fra le sue braccia.
Le ho promesso che sarebbe sempre stata sicura con me.
Le ho promesso che l'avrei sempre accompagnata.
Le ho promesso che avrei fatto di tutto, per vedere sempre il suo sorriso smagliante ed un luccichio nei suoi occhi.
Ho avuto la fortuna che lei passasse dal mio corridoio percgè, la fuori, ci sono molti altri essere umani, che ancora non hanno attraversato questi corridoi.
Ancora così tanti, che devono essere salvati ma io ne ho potuto salvare almeno uno.

OGGI HO SALVATO UN ESSERE UMANO!

Il proprietario di un negozio di animali stava affiggendo alla vetrina un cartello con scritto VENDITA CUCCIOLI, quando comparve un bambino: “quanto costano i cuccioli?” chiese. L’ uomo rispose al ragazzino che non intendeva venderli per meno di 50 euro l’uno.
Il ragazzo si frugò nelle tasche, estrasse qualche moneta,le contò e guardando il proprietario del negozio esclamo: ”ho due euro e trentasette centesimi. posso vederli?”
Il padrone del negozio sorrise e fischiò. Dal retro bottega, una cagnolina di nome Lady arrivò correndo lungo il corridoio, seguita da cinque batuffoli pelosi, il sesto era rimasto indietro e arrivò piano piano, trascinando le zampette posteriori.
Immediatamente il bambino domandò: “cosa ha che non va quel cagnolino?”.
“Il veterinario ci ha detto che ha subito uno schiacciamento e una lesione alla schiena, dovrò farlo addormentare per sempre” spiegò il proprietario del negozio. “non sarà mai un cane normale.”
“Voglio comprare quello” disse subito il ragazzino.
Il padrone del negozio replicò :”No quel cane non lo devi comprare. Se davvero lo vuoi te lo regalo”.
Il bambino si avvicinò al viso dell’uomo e gli disse rabbioso: “io non voglio che me lo regali. Quel cucciolo vale quanto i suoi fratellini e lo pagherò il prezzo intero. Adesso le do 2 euro e 37, e le darò 50 centesimi al mese finchè avrò raggiunto tutta la cifra”
Il proprietario del negozio insistette: “no, no, no, non puoi volere quel cane, non sarà mai capace di correre, saltare e giocare come gli altri cani”.
Per tutta risposta il bambino sollevò il pantalone sinistro, per mostrare una gamba deforme sostenuta da due tutori di acciaio. “Vede signore”, disse “nemmeno io corro molto bene e quel cucciolo ha bisogno di qualcuno che lo capisca”.


"Un uomo camminava per una strada con il suo cane. Si godeva il paesaggio quando, ad un tratto, si rese conto di essere morto e che il cane che gli camminava al fianco era morto da anni. Si chiese quindi dove li portava quella strada.
Dopo poco giunsero ad un alto muro bianco che sembrava di marmo e che costeggiava la strada fino in cima ad una collina. S'interrompeva davanti ad un alto arco che brillava alla luce del sole. Quando vi fu davanti, vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e la strada in oro puro.
Con il cane s'incamminò verso il cancello; ad un lato c'era un uomo seduto a una scrivania. Arrivato davanti a lui, gli chiese:
- Scusi, dove siamo?-
- Questo è Il Paradiso, signore, - rispose l'uomo. -
- Wow! E non si potrebbe avere un po' d'acqua?-
- Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell'acqua freschissima....-
L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì
- Non può entrare anche il mio amico? - disse il viaggiatore indicando il suo cane.
- Mi spiace, signore, ma gli animali qui non li accettiamo -
L'uomo pensò un istante, poi fece dietro front e se ne andò. Dopo un'altra lunga camminata, giunse in cima a un'altra collina in una strada sporca che portava all'ingresso di una fattoria, con un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta. Avvicinandosi all'ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
- Mi scusi, - chiese - Non avrebbe un po' d'acqua?-
- Sì certo. Laggiù c'è una pompa, entri pure-
- E per il mio amico qui? - disse lui, indicando il cane.
- Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola -
Attraversarono l'ingresso ed, effettivamente, poco più in là c'era un'antiquata pompa a mano con a fianco una ciotola. Il viaggiatore riempì la ciotola al cane e poi diede una lunga sorsata. Continuarono così finché non furono sazi, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero.
- Come si chiama questo posto? - chiese il viaggiatore
- Questo è il Paradiso...-
- Beh, non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che quello era il Paradiso-
- Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l'Inferno...-
- E non vi secca che usino il vostro nome?-
- No, ci fa comodo che selezionino quegli imbecilli che, per egoismo o convenienza, abbandonano i loro migliori Amici ....- "

Da una decina di giorni la mia vita è cambiata, un incontro speciale l'ha resa sicuramente diversa e naturalmente altrettanto speciale.
Quando presi la decisione di prendermi cura di un cane con una disabilità, un'amica, Nathalie, per la prima volta mi raccontò dell'amore che questi animalii sanno darti, se è possibile, in più rispetto agli altri..mi raccontò della riconoscenza che anche senza parole ti sapevano esprimere rendendosi conto di avere bisogno delle cure che dai loro.mi raccontò che la mia vita sarebbe stata migliore....
E Shila l'ha fatto davvero.Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa voglia dire essere amato, diceva Shopenauer.
E quale frase potrebbe rendere in poche parole un concetto tanto grande e complesso. E' un grosso impegno in tutto....farla accettare dagli altri animali della casa che fino a pochi giorni fa avevano un branco tutto loro, insegnarle i comandi di base come il "no" quando abbaia o rincorre il gatto, insegnarle a non rosicchiarsi le bende delle fasciature, cambiarle il pannolino anche dieci volte al giorno, rifarle le medicazioni alle zampe..... e sommato a tutto ciò che accade durante tutta la giornata di una persona, ti fa arrivare a sera stanca.
Mentre la cena cuoce, la guardi dormire beata nella sua cuccia, ti siedi per terra affianco a lei a riprendere fiato e a chiederti se riuscirai a sostenere sempre un ritmo tanto frenetico...e lei avverte nel sonno la tua presenza, alza la testa e ti guarda con i suoi grandi e dolci occhi per dirti: tranquilla, ci sono sempre io, e ci sosterremo a vicenda.
Ti accorgi allora che tu sei la sua vita, il suo amore e la sua guida.A volte si accosta al vetro della porta finestra e guarda fuori, cani che vanno, cani che vengono, cani che corrono, cani che saltano e giocano, cani con 4 zampe con cui possono fare ogni cosa vogliano. E le dici che insieme vivremo fantasie piene di amore, quell'amore che solo tra noi può esserci perchè solo noi ci capiamo.Fantasie di corse a 4 zampe sui prati, fantasie di salti e giochi a 4 zampe con gli altri cani, fantasie che renderemo reali grazie alle rotelline ed a una determinazione che non ci manca. E restiamo lì con gli stessi occhi sognanti a fissare ciò che accade fuori, con lo stesso cuore che batte pensando a tutto ciò che faremo insieme per realizzare quei sogni. A stupire di più sono l'immediatezza e l'intensità con la quale esprime le sue emozioni, pur non potendo scodinzolare, pur non potendo parlare....entri in casa, ti corre in contro, saltella per la felicità e ti parla con gli occhi, ti saluta, festeggia il tuo ritorno, si commuove quasi con quel luccichio umido negli occhi,ti dice che è felice esplodendo in una danza di festeggiamenti, come se la sua gioia fosse incontenibile: e so che è felice perchè ci sono, è felice perchè a differenza degli altri io ogni volta che mi allontano..ritorno sempre.
Nel momento in cui salì in macchina, mi leccò per la prima volta e quel gesto suggellò un patto tra me e lei: da quel momento nessuna delle due avrebbe minimamente dubitato di appartenere all'altro nel bene e nel male, nella salute e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte, per il resto della vita.
Quando si sdraia al sole, come mi ha detto qualcuno in commento alle foto, sembra che sorrida. Ed il bello è che gli animali non sanno fingere, il che mi fa pensare sia davvero felice.Il suo sguardo rivela pensieri semplici e un'immensa richiesta di amore, che da me avrà sempre.
"Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo disposti ad affrontare per loro" scriveva Konrad Lorenz.. E posso affermare che un cane disabile, come tutti i cani in fondo, sanno ripagarti appieno di fatiche e sacrifici.
Con affetto
Francesca

Natale in due righe.

Roberto scese le scale parlottando tra se e se – “Ma quando mai si deve portare giù la spazzatura anche la vigilia di Natale?...tanto domani nessuno passa a ritirarla…può rimanere un giorno in terrazzo…no?!?”
Il portoncino d’alluminio aprendosi cigolò, e un manto di gelo lo avvolse nonostante il pesante cappotto che aveva indossato sopra il pigiama – “Diavolo che freddo…cert...e volte Elena è più testarda di un mulo…” – si parlò ancora addosso.
Fiocchi di neve bianca scendevano placidi posandosi su altri che già avevano terminato la loro lenta caduta al suolo, il cortile appariva come un giardino di erba candida accarezzato da una leggerissima brezza, uno spettacolo suggestivo, solo il freddo pungente ricordava che non era una bella cartolina ma la realtà.
Con i piedi gelati dentro le pantofole arrivò finalmente al cassonetto dei rifiuti e, con somma soddisfazione, si liberò del sacchetto di spazzatura in un unico gesto plastico…mentre tornava sui propri passi impressi nella neve un flebile suono attirò la sua attenzione, un…miagolio.
Sotto al cassonetto, raggomitolato su se stesso sino a sembrare una palla, c’era un gatto, un classico micio di strada che lo fissava con i suoi occhi grandi e tondi…non era fuggito come aveva visto fare molte volte ad altri suoi simili, semplicemente lo guardava.
Miagolò ancora, un suono lungo e articolato quasi parlasse, ma in fondo tra lui ed i gatti non c’era mai stata molta simpatia anzi, a dire la verità, non c’era mai stata simpatia tra lui e nessun altro animale, in special modo non aveva mai visto di buon occhio proprio i gatti…traditori e opportunisti, si scosse la neve accumulata sulle spalle e si mosse verso casa. Il portoncino cigolò ancora e gli sembrò di sentire un altro miagolio sovrapporsi al rumore dei cardini poco oliati…o forse no.
Rientrando in casa sbatté forte i piedi per scaldarli e, togliendosi il capotto, cominciò ad assaporare il mite tepore domestico, mise le mani sotto le ascelle ed entrò in cucina.
“Nevica tanto?” – chiese sua moglie Elena mentre con indosso la vestaglia azzurra lavava gli ultimi piatti della cena.
Roberto la guardò un istante, rivivendo in quell’attimo tutto il sapore una vita – “Dovresti vedere…giù è tutto bianco.” – le rispose.
Mancava circa mezzora alla mezzanotte, il televisore era immancabilmente sintonizzato sullo stesso canale come ogni anno, di lì a poco il personaggio del momento avrebbe contato alla rovescia sino a dichiarare il Natale ufficialmente arrivato e loro due si sarebbero scambiati gli auguri e…eppure…
“Sai…giù c’era un gatto… - ”disse Roberto con un tono di voce indeciso tra il dubbio e l’incomprensione“ – “…era…strano…”
“Strano?!?” – gli rispose Elena rimanendo concentrata sulle sue faccende.
“Si…” – continuò Roberto – “…non aveva nessuna paura…è rimasto li fermo…miagolava.”
Ad Elena gli animali erano sempre piaciuti, ma aveva assecondato il marito nel desiderio di non averne circolanti per casa per questioni di igiene e di sicurezza verso i loro bambini…poi, con il tempo, i figli erano diventati grandi e se ne erano andati, ma le questioni di igiene erano rimaste.
La lancetta dei minuti aveva percorso un altro poco di strada segnando mezzanotte meno un quarto…eppure…eppure…
“Penso che avesse freddo…” – riprese a dire Roberto.
“Chi?” – gli chiese la moglie guardandolo in volto seduta oltre il tavolo.
“Il gatto…penso che avesse freddo…molto freddo…”
Mentre parlava Roberto fissava una mezza dozzina di idioti che oltre lo schermo cercavano di intrattenerlo nella trepidante attesa del Natale - “…che trasmissione stupida…” - pensò…ma non era quello il suo pensiero predominante.
D’improvviso si alzò dalla sedia e dal suo stato di semi incoscienza.
“E’ avanzato qualcosa dalla cena?...che so, un poco di arrosto, delle patate…”
Elena si voltò ancora verso di lui – “Hai ancora fame?”
No, cioè si…no…è avanzato qualcosa??”
Alla seconda domanda la donna gli rispose – “Nel forno…c’è la teglia…”
L’uomo si mosse rapido nonostante i cinquantotto anni suonati, aprì il forno e prese la teglia con l’arrosto…con quella in mano si rese improvvisamente conto che non avrebbe potuto utilizzarla, i suoi occhi cominciarono a vagare nella ricerca di un possibile contenitore alternativo.
Lo trovò in un vassoio di polistirolo che svuotò alla meglio dai mandarini che conteneva e riempì di alcuni piccoli pezzi di carne – “Aveva freddo…ma anche fame…ecco cosa voleva…”
“Dove stai andando?” – gli chiese la moglie sempre più sorpresa.
“Un attimo…vado giù…”
“Ma è quasi mezzanotte!!!”
Ma Roberto non sentì l’ultima frase, perché come il vento aveva infilato il cappotto ancora umido ed aveva varcato la soglia di casa, il solo pensiero che ora travolgeva la sua mente era trovare quel gatto…doveva fare presto…presto.
Fuori dal portoncino non sentì il freddo aggredirgli le spalle ed il gelo insinuarsi nelle sue pantofole…c’era solo il gatto da trovare…il cassonetto era lì…dieci passi…forse sette.
Ci arrivò in un balzo…ma il gatto non c’era più, quel semplice, classico gatto di strada se ne era andato.
Si inginocchiò per terra per guardare meglio, spostò la neve che gli ingombrava la visuale…ma il gatto non c’era…si guardò attorno e si sentì uno scemo con in mano un vassoio di polistirolo diventato improvvisamente inutile.
Di colpo si accorse della neve che gli si scioglieva sulla testa e sulle spalle bagnando il cappotto…senti il gelo afferrargli le caviglie nude e provò un profondo senso di tristezza…qualcuno gli aveva chiesto aiuto e lui non era riuscito ad arrivare in tempo.
Un miagolio.
La flebile candela della speranza dentro di lui divenne un incendio…si…lo aveva sentito distintamente…c’era…era ancora lì…si guardò freneticamente intorno e finalmente…lo vide.
Pochi metri più avanti sotto una macchina in mezzo alla neve che rischiava di coprirlo c’era un semplice, classico gatto di strada che lo fissava…miagolò ancora.
Ma Roberto non sentì altro se non “…ho fame…”, e si avvicino con il suo prezioso vassoio…il gatto sentito il profumo della carne si fece strada tra la neve e cominciò ad assaggiare l’arrosto mentre ancora il contenitore non era stato poggiato per terra.
Roberto rimase immobile a guardarlo mangiare, dimentico della neve che li circondava, insensibile al freddo…come un bambino di fronte a qualcosa che non aveva mai visto ne mai immaginato…
E in quel momento divenne Natale…senza botti, senza spumanti ne panettoni, senza stelle filanti ne rossi fiocchetti…arrivò lo stesso…nella gioia di un gatto che poteva mangiare e negli occhi lucidi di un uomo che lo guardava.


LETTERA DI UN’ADOTTANTE
ABBIAMO ADOTTATO UN CANE DA UN CANILE. Adulto e visto solo in fotografia
...E STIAMO VIVENDO UNA DELLE ESPERIENZE PIU' STRAORDINARIE DELLE NOSTRE VITE...


Mentre aspettavamo l'arrivo di Baffo mi sono data più volte della pazza.
Prede e vittime, come tutti, del preconcetto che un cane debba essere adottato da cucciolo, noi andiamo a sceglierne uno che ha 4 anni, di cui oltre tre trascorsi in canile!
E poi in casa vive una cagnetta di 13 anni, ormai sola da parecchio, chissà quale trauma per lei.
E la nostra casa è impegnativa, ricolma di mobili e tappeti, libri, ceramiche antiche, perfino i quadri a terra non ci facciamo mancare!
E poi ci capita a volte di essere fuori per molte ore al giorno, in posti dove i cani non ci possono proprio venire, i vecchi cani erano abituati a questo, ma il nuovo? Oddio, sarà un disastro, oltre tutto si tratta di un maschio, grandino di taglia e nel pieno del vigore, abituato a spazi aperti, sia pure angusti come un box, distruggerà, devasterà, allagherà ovunque con litri di pipi puzzolente, farà SICURAMENTE popò sui tappeti, magari su quelli di 5 metri per 4, che costano una rata di mutuo a farli lavare senza contare il casino per trasportarli....
E che fine faranno i nostri viaggi in auto, i ristoranti, alberghi, campeggi, mostre, concerti, infiniti giri per il centro di Milano, le cene a casa di amici, tutte cose che condividevamo con i nostri vecchi cani (ma quelli erano stati presi da cuccioli appunto) ma che il 'selvaggio' difficilmente ci concederà! E' un cane di canile e per di più ADULTO e DEL TUTTO SCONOSCIUTO!!
Insomma, le giornate trascorrevano in un modo o nell'altro ma le notti dell'attesa ormai erano popolate di incubi...
A volte espoldeva prepotente la voglia di telefonare e di dire ''non se ne fa più nulla, mi spiace, ho la nonna moribonda'' (scusa 'classica', un filo banale ma sempre efficace).
Però poi ti sentivi una merdaccia, le adorabili volontarie che si sono date tanto da fare, la referente di zona incaricata delle visite preaffido che ormai era diventata un'amica, tutta questa gente che si sbatte pazzescamente solo per aiutare queste bestiole e noi che facciamo la figura di tirarci indietro all'ultimo istante? Dio, in che casino ci siamo messi. Mi sa che dobbiamo prendercelo, tenercelo e incrociare le dita.
E così comincia la fase due: progettare una vita diversa (perchè il selvaggio ce la cambierà senz'altro, mannaggia a lui), progettare una casa diversa (tappeti da rimuovere, le cose delicate tutte in alto, serrature blindate a tutte le porte...insomma il principio di una vera rivoluzione con l'angoscia alla base di ogni cosa).
Sai che stai sbagliando ma sei in trappola,te ne pentirai a vita, lo senti.
IL CANE DEVE ESSERE CUCCIOLO...perfino i vicini amici (che non hanno mai avuto cani) continuano a ripetertelo!
PRENDI UN CANE ADULTO? MA SEI PAZZA?
Per favore basta torture, ebbene si, prendo un cane adulto, sono terrorizzata per la cosa, vedete di non infierire anche tutti voi please!
Giorni di delirio che precedono questo arrivo che pare non avvenire mai (il trasferimento da Roma costa tanto, bisogna che ci siano almeno un po' di cani da consegnare qui al nord, altrimenti diventa davvero una follia) e tutto sommato, ad un certo punto, mi convinco che sia stato tutto un brutto sogno e che questo MOSTRO ADULTO non arriverà mai.
Pazienza per la cuccia nuova e le spese già fatte, regalerò molto volentieri il tutto al canile locale ma, intanto, io sarò di nuovo libera e felice, del resto se non lo portano non è mica colpa mia.
Invece un venerdì ecco la telefonata:''Forse domenica ce la facciamo, incontro a Bologna come previsto? Siete sempre convinti ad accoglierlo?''...e che, come cavolo fai a dire ''No'', che figura di paglia faresti, e così ti ritrovi a sussurrare un ''Si'' sperando di non risultare comprensibile, peccato che Loredana abbia l'orecchio fine!
Domenica dunque eccoci in macchina, un'ansia pazzesca ed una gran voglia di imboccare la direzione Venezia per un rilassante weekend, piuttosto che Bologna per avviarci all'inizio di un incubo infinito: IL CANE ADULTO, IL PRINCIPIO DELLA FINE, AIUTO!
Comunque siamo in ballo e si balla.
Risparmio i dettagli dell'incontro  ed arrivo subito al dunque.

Baffo vive con noi ormai da 20 giorni e sembra che sia passata tutta una vita!
Nel giro di un paio di giorni tutti i preconcetti, i pregiudizi, le paure sono svaniti come neve al sole.
Quello che doveva essere un MOSTRUOSO individuo indomabile, ormai irrecuperabilmente selvaggio ed asociale (questo si crede dei cani adulti), si è rivelato un essere dalla straordinaria capacità di comprensione, empatia, dialogo, attenzione nei nostri confronti.
Con un cucciolo ci sarebbero voluti mesi, se non anni (il cucciolo DEVE maturare prima di essere in grado di capire come i figli, no?), invece con costui sono bastati due sguardi per leggere fino in fondo alle rispettive anime.
E' capace di comprendere ogni cosa, muore dalla voglia di amare ed essere amato e te lo sa dimostrare fin dal primo momento.
Si muove per casa come un danzatore di classica (alla fine non ho poi tolto un solo tappeto, anzi ne ho aggiunti un paio che desideravo da tempo), non sfiora un mobile, un quadro a terra, un cristallo di Boemia(eppure al parco corre come un levriero, fa salti di un metro e mezzo, si rotola come un pazzo, ha un'energia che sembra infinita).
Non fa pipì all'interno (sebbene noi l'avessimo messo in preventivo e fossimo pronti, nel caso, a capire e perdonare) e nel caso gli scappi da pazzi, ha imparato senza che nessuno glielo dicesse a farla nell'angolo del balcone dove sta il tappetino a disposizione della Piccola (vecchietta quindi ha bisogno di farla un po' più spesso) ma anche questo è successo 3 volte in 20 giorni.
Dorme tutta notte senza un fiato, ha cercato ed ottenuto subito una relazione con la Piccola (che, in quanto femmina anziana, dominante e para-umana, non sopportava alcun cane) ed è uno spasso vedere come la difende da potenziali cani molestatori e come la controlla a vista ogni volta che si esce.
Si comporta in un modo esemplare, perchè comprende ESATTAMENTE tutto quello che si desidera da lui,sta imparando perfettamente a relazionarsi con il resto del mondo perchè si rende conto del suo essere parte di un branco e di una società fatta di altri branchi (e questo proprio grazie al suo essere adulto e maturo, pronto a recepire all'istante ogni messaggio ed ogni segnale e a decodificarlo trasformandolo in un momento di apprendimento) ma soprattutto ogni suo gesto, ogni sguardo, ogni respiro, è imbevuto dell'amore che ha scelto di donarci.
Non potremo mai competere con l'adorazione di quello sguardo, con la devozione che ci mostra, con la fierezza con la quale cammina al nostro fianco (si temeva fosse difficile da gestire in passeggiata, non abituato com'era...serve che dica che cammina al guinzaglio esattamente al nostro passo, si ferma e si siede ai semafori e non si alza e riparte se non gli si dice 'avanti'? (imparato in due giorni
due)
Potrei continuare per ore ma il nocciolo della questione è questo:
TUTTO QUESTO NON L'AVREMMO MAI OTTENUTO se non da un cane che ha vissuto sulla sua pelle l'abbandono e la privazione della sua ragione di vita.
Un cane privo di branco è un cane che respira ma che è morto dentro.
E un cane adulto che ritrova il suo branco non potrà che essere felice ma, la cosa straordinaria, è che noi saremo più felici.
Non mi era mai capitato di pensarmi come membro di un branco, sarebbe suonato un po' strano in effetti, ma ora perfino il concetto di famiglia (io sono la classica mamma-chioccia) si è arricchito di una caratteristica nuova ed esaltante.
Un branco è ancor meglio di una famiglia, è ancora di più. E' una cosa primordiale, istintiva, pura e naturale. Ci si sente orgogliosi e responsabili gli uni degli altri, ci si protegge di più, ci si considera di più, si cerca di usare il linguaggio giusto per farsi capire da ognuno, si mostra più attenzione ai segnali che, a volte inconsciamente, ci si scambia.
Mi rendo conto che sembra pazzesco, sono passate tre sole settimane dall'arrivo del 'MOSTRO' eppure siamo tutti più sereni, più disposti a comprenderci e qualche volta perdonarci. lo sforzo di entrare in relazione con un essere che non parla la nostra lingua ha come 'raffinato' la nostra sensibilità e questo sta giovando immensamente anche ai rapporti umani.
Senza contare che ti diverti anche da pazzi e ci guadagnano salute, bellezza e tutto il resto (sarà un caso che ho perso 4 kg in una settimana e che la notte dormo come una bambina, cosa che non accadeva ormai da tempo?)
Con un cucciolo non sarebbe stato, perlomeno, così veloce! Nulla contro l'adozione di cuccioli, ovviamente, ma il pregiudizio verso i cani 'grandi' trovo che abbia davvero poco senso!
Una cosa ancora soltanto:
la nostra meravigliosa avventura con Baffo però nasce da un presupposto indiscutibile, un gruppo di meravigliose volontarie, splendide a livello umano ma soprattutto intelligenti e preparate, che hanno saputo guidarci alla scelta ed al giusto approccio; è stato fondamentale il loro apporto per valutare se noi eravamo potenzialmente idonei per Baffo e viceversa e, da soli, non ce l'avremmo fatta!
Vi sono molti fattori da considerare, solo una scelta ponderata può condurre al risultato esaltante che noi stiamo avendo.
Siamo stati visitati, interrogati, consigliati, redarguiti, condotti per mano verso questo dono pazzesco della vita.
Diffidate da chi vi affida cani senza conoscervi, parlarvi, spendere tanto prezioso tempo a cercare di capire qualcosa di voi, è fondamentale non sbagliare in partenza, ne va della vostra e della loro felicità.
Per favore, considerate l'adozione di cani adulti, sono creature che a volte possono migliorare la vostra vita, anche se noi pensiamo sempre che solo l'uomo possa....
Per favore, abbiate un po' di pazienza e di disponibilità iniziali, per ottenere qualcosa che vi lascerà senza fiato.
Una buona adozione è un bene per il cane ma è una meraviglia per l'uomo!

saluti e leccatine (di Baffo) a tutti
Rosalia & Branco

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